Cartesio: le passioni dell'anima       Login      Registrazione
 

 

 

 

 

"Le passioni dell'anima" di Descartes furono pubblicate nel 1649 ad Amsterdam.

 

 

In questo articolo presentiamo il contenuto di quell'opera e tentiamo di rifletterci sopra.

 

I filosofi si sono occupati del problemi sollevati dalla nozione di mente fin dagli inizi della disciplina. Uno delle prime utili distinzioni fatte dai filosofi, a proposito dell'anima, fu la distinzione fra azione dell'anima e passione dell'anima.

 

L'essere agente o paziente non è qualcosa che spetti in primo luogo alle anime poiché anche i corpi inanimati possono essere cause di cambiamento o modificare il loro stato a motivo di qualche causa di cambiamento che agisce su di essi.

 

Fin da principio il concetto di passione, ossia di essere paziente, è stato utilizzato in filosofia per descrivere sia la sensazione che l'emozione, che sono, appunto due stati in cui l'anima deve subire passivamente ciò che proviene dall'esterno del corpo o dal corpo stesso.

 

Attualmente allo studio di questi temi contribuiscono diverse discipline scientifiche (discipline neurologiche, psicologiche, loro storie e storia della filosofia) e in secondo luogo la filosofia.

 

Il libro di Descartes è una via di mezzo fra noi, che ci attendiamo a breve la comprensione scientifica dell'agire e pensare umano, e il modo di procedere pre-scientifico; per la precisione potrebbe essere caratterizzato come esempio di un modo di pensare il problema della mente che sta smettendo di essere filosofico e sta iniziando a diventare scientifico. Nel lavoro, naturalmente, si trovano dei risultati che possono ancora oggi essere accettati come scientifici: nella seconda parte dell'opera, ad es., si trova la teoria della divisione delle emozioni in primarie (poche e diffuse in maniera intraspecifica) e secondarie (costituite dalla combinazione di emozioni primarie, come l'odio=rabbia+disgusto); questa teoria è ancora sostenuti dagli etologi che studiano le emozioni animali e le loro espressioni.

 

L'opera di cui ci occupiamo è divisa in sole tre parti (ma gli esperti consigliano di leggerla insieme al carteggio con la principessa Elisabetta (le "Lettere sulla morale"), dove molti temi vengono ripresi e di alcuni punti si danno spiegazioni più generali o che inquadrano l'argomento nell'ambito della restante filosofia cartesiana).

 

Ogni parte è divisa in articoli.

 

La prima parte è costituita dai primi cinquanta.

 

Inizialmente si parla delle passioni in generale (1-6), della loro relazione con il corpo (7-16), della loro relazione con l'anima (17-29) e della loro relazione con l'unione di anima e corpo (30-50). In una lettera alla principessa Elisabetta viene chiarita questa suddivisione: riguardo al corpo abbiamo come sola idea inseparabile quella di estensione, riquardo all'anima abbiamo quella di pensiero, e riguardo al corpo e all'anima presi assieme abbiamo la sola idea inseparabile di unione fra due sostanze. Così la trattazione nella prima parte segue quest'ordine di pensieri.

 

Nell'articolo 1 Cartesio si lamenta dell'insufficienza della scienza tramandata dagli antichi a proposito delle passioni. Evidentemente gli sarebbe piaciuto vivere in un epoca più vicina alla nostra, in cui partire da una massa di dati scientifici maggiori a proposito della mente rispetto a quelli dai quali poteva partire lui. Ad ogni modo sempre nello stesso articolo ci viene spiegato che "l'azione e la passione sono sempre una medesima cosa con due nomi, secondo che la si riferisce ... al soggetto a cui capita ... [o] a quello che lo determina". Così, sembra suggerirci Cartesio, possiamo pensare le passioni dell'anima come azioni del corpo, senza perdere in profondità nella nostra analisi.

 

Ci viene detto che "Per conoscere le passioni dell'anima è necessario distinguere le sue funzioni da quelle del corpo", e ciò potrà essere fatto nel seguente modo: "Tutto quello che ci apparirà potersi verificare in corpi completamente inanimati, dovrà essere attribuito soltanto al nostro corpo [mentre ciò che non appartiene in nessun modo a un corpo] deve essere attribuito alla nostra anima."

 

Così sembra che non vi sia posto nella filosofia di Cartesio per qualcosa di intermedio tra anima e corpo, qualcosa che abbia una natura comune a quella dell'anima e del corpo. Infatti fra i due lati dell'uomo vi è una frattura difficilmente conciliabile nella filosofia del Nostro. "Il calore e il movimento delle membra procedono dal corpo; i pensieri dall'anima" (art. 4). Ognuna delle due nature procede interagendo con l'altra, ma restandone contemporaneamente completamente distinta: per il corpo varranno le leggi della fisica e sarà pura macchina, mentre per la mente varranno le leggi del pensiero e sarà puro spirito. Il problema della loro interazione sarà risolto in una maniera che fece molto discutere e di cui parleremo in seguito, perché è contenuta in quest'opera.

 

Per ora basti sapere che il corpo è solo una macchina (come sono per Descartes macchine tutti gli animali terrestri non umani, privi del pensiero e quindi dell'anima) e che causa della morte è un "guasto" della macchina corporea: "Quando si muore, l'anima se ne va proprio perché quel calore cessa, e gli organi che servono a muovere i corpi si corrompono". (artt. 5,6)

 

Dall'articolo 7 all'articolo 16, per spiegare le passioni dal punto di vista del corpo, si tratta di neurologia. Nonostante il fatto che le idee di Cartesio sono rozze e sbagliate, per quanto concerne la spiegazione neurologica del movimento e dell'azione del corpo sull'anima, esse sono scientifiche, e fanno parte della storia della medicina, che le ha falsificate non poi così tanto tempo fa. Per andare oltre la neurologia cartesiana si sarebbero dovute avere più conoscenze biochimiche e relative alla trasmissione dei segnali elettrici.

 

Nell'art. 7 ci viene spiegato che i NERVI sono "piccoli filamenti o canaletti, provenienti tutti dal cervello, e pieni, come il cervello, di una certa aria o vento sottilissimo, a cui si dà il nome di SPIRITI ANIMALI." L'ignoranza dell'anatomia portò Descartes e molti dei suoi contemporanei a credere che tutti i nervi originassero nel cervello. L'osservare la loro somiglianza a dei canali li portò invece a credere nell'esistenza di una "sostanza psichica" trasmessa dai nervi stessi, che spiegasse il movimento delle membra; tale sostanza fu identificata con gli spiriti animali, intesi come parti materiali (non bisogna lasciarsi fuorviare dalla parola "spirito") e sottilissime del sangue che con il loro movimento, causato o dal corpo o dall'anima stessa, potessero spiegare l'interazione fra mente e corpo (in primo luogo il movimento e in secondo luogo la percezione e l'emozione).

 

Esemplare, a questo proposito, ciò che viene detto nell'art. 11 ("Come avvengono i movimenti dei muscoli): "La sola causa di tutti i movimenti delle membra è che alcuni muscoli si accorciano, mentre i loro opposti si allungano [...] e la sola causa che fa accorciare un muscolo invece del suo opposto, è che giungono ad esso dal cervello, un po' più spiriti che all'altro". E' così chiarita la visione meccanicistica del movimento umano.

 

Poco prima (art. 10) Cartesio aveva spiegato come gli spiriti animali, che sono la causa materiale di tutte le affezioni dell'anima, sono prodotti nel cervello: il sangue che esce dal cuore per la grande arteria si dirige verso il cervello "ma senza potervi entrare del tutto, perché vi sono solo dei passaggi molto stretti; perciò penetrano soltanto le parti più agitate e sottili [ cioè gli spiriti animali che] non sono che corpi, e non hanno altra proprietà tranne quella di essere molto piccoli".

 

Se qualche contemporaneo di Cartesio avesse scoperto i globuli bianchi o quelli rossi, Cartesio avrebbe esclamato "ecco gli spiriti animali!".

 

Dopo essersi occupato delle passioni in generale (artt. 1-6) e del corpo (7-16), ci si occupa delle passioni dal punto di vista dell'anima o, come diceva Cartesio, della Res Cogitans, la Sostanza Pensante in quanto distinta dall'altra sostanza esistente, quella corporea o Res Extensa.

 

Innanzitutto vengono distinte le azioni dell'anima dalle passioni dell'anima:

 

 

1) AZIONI

Le AZIONI dell'anima sono tutti gli atti volontari che vengono direttamente dall'anima e dipendono da essa sola. Ne troviamo di quattro tipi:

 

1a) Azioni dell'a. che terminano nell'anima stessa "Come quando vogliamo amare Dio o rivolgere il nostro pensiero a qualcosa di non materiale"

1b) Azioni dell'a. che terminano nel corpo: "Dal solo fatto che vogliamo camminare, segue che le nostre gambe si muovano"

1c) Immaginazioni (in un primo senso del termine): come quando immaginiamo un palazzo incantato o una chimera (ma lo facciamo in maniera attiva, non subendo le immagini più elementari ma unendole attivamente per formare immagini più complesse)

1d) Pensieri

 

2) PASSIONI

Le PASSIONI dell'anima in senso lato o PERCEZIONI sono

 

2a) causate dall'anima stessa

oppure

2b) causate dal corpo

 

Per quanto riguarda 2a) Cartesio sostiene che "Benché riguardo all'anima nostra sia un'azione il volere qualche cosa, si può dire che in essa è una passione accorgersi di ciò che si vuole".

 

Per quanto riguarda 2b), le passioni dell'a. causate dal corpo si dividono in quattro specie:

 

2b1) riferite ad oggetti esterni, come nella percezione propriamente detta.

 

2b2) riferite al nostro corpo, come nel caso della fame, della sete o del dolore

 

2b3) immaginazioni (in un secondo senso): in esse non interviene la volontà; es. i sogni quando sembrano reali o le fantasticherie fatte da svegli e subite come qualcosa di passivo dall'anima.

 

A questo proposito si vede come Cartesio, pur non possedendo il concetto di INCONSCIO, sia andato molto vicino all'idea che la parte cosciente della mente possa subire passivamente l'influenza di qualcosa che proviene da un'altra parte della stessa mente. Tuttavia, voglio ricordartelo, Cartesio avrebbe ritenuto il fondamentale concetto di volontà inconscia come un concetto contraddittorio.

 

2b4) riferite solo all'anima, come la gioia o la collera; sono le passioni in senso stretto

 

Riepilogando:
Le passioni sono percezioni che si riferiscono all'anima in particolare e che sono causate, mantenute, rafforzate, da qualche movimento degli spiriti. Cartesio ci tiene anche a chiarire che le passioni non hanno la caratteristica di alcune idee di essere "chiare e distinte"; esse passioni, viceversa, a motivo del loro essere espressione dell'unione di anima e corpo, sono "confuse e oscure".

 

Cartesio dice proprio così: "Le passioni rientrano in quelle percezioni che lo stretto legame fra anima e corpo rende confuse e oscure", come se la nozione di unione fra mente e materia apparisse al nostro ben più problematica della sola nozione di mente o della sola nozione di materia. E in effetti così è ...

 

Gli artt. 30-50 trattano delle passioni dell'anima in relazione all'unione di anima e corpo.

 

Cartesio si domanda, come fecero anche gli antichi, se l'anima sia diffusa in tutto il corpo o se abbia una sede in un organo specifico (nella nostra cultura occidentale sono stati proposti il fegato, il cuore e il cervello).

 

La sua risposta di Cartesio può suonare strana in relazione al fatto che la sua dottrina comprende la teoria secondo cui l'anima è immateriale e quindi priva di estensione. Come può una tale sostanza "interagire con un" o anche sensatamente "essere in un" corpo?

 

Senza dare risposta a questi problemi Cartesio afferma che nonostante "l'anima è unita strettamente a tutte le parti del corpo", "C'è nel cervello una piccola ghiandola in cui l'anima esercita le sue funzioni più specificamente che non nelle altre parti": la GHIANDOLA PINEALE (posta alla base del cervello) è tale che "i suoi più lievi movimenti possono mutare molto il corso degli spiriti, mentre, inversamente, i minimi mutamenti nel corso degli spiriti possono portare grandi cambiamenti nei movimenti di questa ghiandola".

 

La scelta della ghiandola pineale come sede privilegiata dell'anima è dovuta al fatto che essa sarebbe l'unica parte non doppia del cervello e che "abbiamo d'una cosa, in un certo momento, un solo e semplice pensiero". Nell'art. 47 si dice: "La piccola ghiandola posta al centro del cervello può essere mossa, da un lato dall'anima, dall'altro dagli spiriti animali ... succede spesso che le due spinte siano contrastanti e che la più forte impedisca l'effetto dell'altra".

 

Per quanto concerne le azioni dell'anima (art. 41) "tutta l'azione dell'anima consiste in questo che, per il solo fatto di volere qualcosa, essa fa muovere la piccola ghiandola, a cui è strettamente legata, nel modo richiesto per produrre l'effetto connesso con la volontà".

 

Per quanto concerne invece le passioni dell'anima, si sottolinea che finché dura l'emozione prodotta "nel cuore, e perciò in tutto il sangue e negli spiriti ... le passioni restano presenti al nostro pensiero, come gli sono presenti gli oggetti sensibili fintanto che agiscono sui nostri organi di senso".

 

Tuttavia non è impossibile per l'uomo domare le passioni, e proprio con questo tema stoico (art. 50) si chiude la prima parte de Le passioni dell'anima:

 

"Non c'è anima tanto debole che non possa, ben guidata, acquistare un assoluto dominio sulle sue passioni". L'abitudine e l'esercizio possono insegnare a separare certi movimenti della ghiandola pineale prodotti dagli spiriti animali dalle passioni corrispondenti, come quando, dice Descartes, si addestra un cane a non scappare se sente lo sparo del cacciatore.

 

La seconda parte consta degli articoli 51-148 e tratta dei seguenti argomenti:

 

cause e funzioni delle passioni (51-52)

enumarazione delle passioni (53-68)

le sei passioni fondamentali (69-95)

fisiologia delle passioni (96-136)

sull'uso delle passioni (137-148)

 

Quanto alle cause delle passioni Cartesio sostiene che sono gli oggetti dei sensi che provocano "l'agitazione, dovuta agli spiriti, della piccola ghiandola posta in mezzo al cervello" (così non si danno cause interne delle passioni e non si parla neanche della variabilità soggettiva nell'esperienza delle emozioni); quanto alla loro funzione, essa "consiste nel disporre l'anima a voler ciò che la natura indica come utile" (ad esempio la paura dispone l'anima a fuggire ciò che gli è nocivo).


Le passioni composte sono molte, ma esistono solo sei passioni primitive:

 

MERAVIGLIA

 

AMORE-ODIO

 

DESIDERIO

 

GIOIA-TRISTEZZA

 

Riassumiamo quanto sostenuto da Descartes a proposito di queste emozioni.

 

La meraviglia è "Una sorpresa improvvisa dell'anima, per cui essa si volge a considerare con attenzione gli oggetti che le sembrano rari ed eccezionali".

 

Prima gli spiriti producono l'impressione dell'oggetto raro, e quindi degno d'esser molto considerato; successivamente essi insistono con gran forza sulla zona del cervello dove si trova questa impressione, per rafforzarla e mantenerla.

 

Quanto alla fisiologia di questa emozione, Cartesio sostiene che "Gli oggetti di senso, quando sono nuovi, toccano il cervello in certe parti in cui non è abituato ad esser toccato, e che l'efficacia del movimento che vi eccitano è più forte, perché queste parti sono più tenere o meno solide di quelle indurite da un'agitazione più frequente".

 

Nello STUPORE gli spiriti animali si rivolgono tutti verso il luogo del cervello dove è l'oggetto ammirato e non passano più ai muscoli. "Così il corpo resta immobile come una statua".

 

Le passioni non sempre sono utili: la meraviglia è utile "per farci apprendere e conservare nella memoria le cose che prima ignoravamo"; mentre è dannosa se ci si stupisce "scorgendo cose poco o punto meritevoli d'esser considerate".

 

"L'amore è un'emozione dell'anima cagionata dagli spiriti, che la incita ad unirsi volontariamente agli oggetti che sembrano convenirle". Viceversa "L'odio è un'emozione causata dagli spiriti che incita l'anima a desiderare d'essere separata dagli oggetti che si presentano ad essa come nocivi".

 

Viene da credere che sia la ragione a dipingere come convenienti o sconvenienti i diversi oggetti, e che poi la materia (tramite il moto degli spiriti animali) faccia il resto.

 

Di amore ve ne sono di diverse specie:

 

"affezione" è quell'amore per gli oggetti che stimiamo meno di noi (come un fiore o un uccello), "amicizia" quell'amore che proviamo per qualcuno che stimiamo pari a noi, e infine la "devozione" è l'amore verso qualcosa che stimiamo più di noi (come la divinità o il principe).

 

Di odio non vi sono altrettante specie.


Il DESIDERIO è "un'agitazione dell'anima causata dagli spiriti che la dispongono a volere per l'avvenire le cose che essa si rappresenta come convenienti". Esso non ha un opposto, in quanto l'avversione è un desiderio che tende a sfuggire un male.


Cartesio considera anche il desiderio sessuale, con argomentazioni che rimandano a Platone:


"La natura, insieme alla differenza del sesso, che ha messo negli uomini come negli animali privi di ragione, ha posto in noi anche certe impressioni nel cervello per cui, a un'età e a un tempo determinati, ci si considera come manchevoli, e come se si fosse solo la metà di un tutto di cui una persona dell'altro sesso deve costituire l'altra metà [...] E pur vedendo molte persone dell'altro sesso, non per questo ne desideriamo parecchie in una volta [...] ma quando in una di quelle si nota qualcosa che ce la fa piacere più delle altre [...] l'anima è spinta a provare per quella sola tutta l'inclinazione che la natura le dà verso il bene considerato il più grande che si possa possedere. [...] L'inclinazione che ne nasce è un desiderio chiamato amore, più comunemente che non la passione d'amore descritta più sopra".


La GIOIA è il godimento del bene che le impressioni del cervello le rappresentano come proprio, mentre la TRISTEZZA è "Il disagio che l'anima riceve dal male, o dal difetto che le impressioni del cervello le rappresentano come suo proprio"

 

In questa parte Cartesio tratta della fisiologia delle passioni (spiega attraverso il movimento del sangue e degli spiriti) e anche dei segni esteriori delle passioni. Ma la parte più interessante della sezione è costituita dagli articoli finali, così suddivisi:


Sull'uso delle passioni primitive in quanto si riferiscono al corpo (137-138)

Sul loro uso in quanto appartengono all'anima (139-142)

In quanto si riferiscono al desiderio (143-146)

Emozioni interiori dell'anima e virtù (147-148)

 

La funzione naturale delle passioni è "spingere l'anima a consentire e a contribuire alle azioni che possono servire alla conservazione del corpo". Nonostante ciò possono essere considerate difettose in quanto "molte cose nocive al corpo non cagionano alcuna tristezza iniziale, e danno persino gioia; mentre altre sono utili, pur causando all'inizio disagio". Perciò dobbiamo "servirci dell'esperienza e della ragione per distinguere il bene dal male ... sì da non rivolgerci a nulla con trasporto eccessivo". Nell'opera torna spesso il tema antico secondo cui sarebbe un bene la moderazione delle passioni.

 

Amore e odio, in quanto appartengono all'anima derivano dalla conoscenza, e "quando siffatta conoscenza è vera, e cioè quando le cose che ci porta ad amare sono veramente buone, e quelle che ci porta ad odiare veramente cattive, l'amore è incomparabilmente preferibile all'odio". Anche il desiderio "quando procede da una conoscenza vera, non può essere cattivo, purché non sia eccessivo e la conoscenza lo regoli".

 

Quando le passioni non sono considerate solo per sè, ma anche per l'azione che producono, esse "eccitano il desiderio, per mezzo del quale regoliamo i nostri costumi". Infatti esse "non possono determinarci a nessuna azione se non per mezzo del desiderio che eccitano". Ma siccome "il desiderio è sempre buono quando segue una vera conoscenza", bisognerà "avere special cura nel regolare tale desiderio" distinguendo le cose che dipendono completamente da noi (cioé dal libero arbitrio) da quelle che non ne dipendono. Solo le prime sono desiderabili. Quanto alle cose che non dipendono affatto da noi bisogna "rifiutare totalmente la credenza volgare in una FORTUNA fuori di noi, secondo il cui capriccio le cose accadrebbero o non accadrebbero, e renderci conto che tutto è guidato dalla PROVVIDENZA divina, il cui decreto eterno è a tal segno infallibile e immutabile che, eccettuate le cose poste da quel medesimo decreto sotto il nostro LIBERO ARBITRIO, nulla dobbiamo pensar che ci accada, che non sia necessario e quasi fatale".


Mentre le passioni sono sempre subordinate a qualche movimento degli spiriti, le EMOZIONI INTERIORI DELL'ANIMA, da cui dipendono "il nostro bene e il nostro male", sono "eccitate nell'anima esclusivamente dall'anima stessa". Come quando il marito piange la moglie morta "che tuttavia gli dispiacerebbe di veder resuscitare". In questa situazione la tristezza è una passione dell'anima causata "dall'apparato funerario e dalla mancanza di una persona alla cui conversazione era abituato", cose che producono le lacrime; mentre l'intima gioia che egli prova è causata soltanto dall'anima.

 

Infine vi sono alcune riflessioni sulla virtù che rimandano alla riflessione ellenistica: contro il potere della passioni l'esercizio della VIRTU' è il rimedio sovrano. Infatti "se l'anima avrà sempre di che contentarsi nel suo intimo, per certo nessun turbamento d'origine esteriore potrà nuocerle". "Chiunque abbia vissuto in modo che la sua coscienza non possa rimproverargli di aver mancato di fare le cose da lui giudicate migliori (ed è questo che io chiamo seguire la virtù), prova una soddisfazione così efficace per la sua felicità, che gli sforzi più violenti delle passioni non avranno mai sufficiente potere da turbare la tranquillità dell'animo suo".

 

Nell'ultima parte si propone una classificazione di tutte le passioni a partire dalle sei principali.

 

Negli ultimi due articoli (211-212) si parla di un "rimedio generale contro le passioni". Bisogna partire dal considerare che "per loro natura son tutte buone, e che ci resta solo da evitarne il cattivo uso e l'eccesso. "Inoltre "quanto si presenta all'immaginazione tende ad ingannare l'anima e a farle apparire molto più forti del vero le ragioni che servono a persuaderla dell'oggetto della sua passione".

 

Pertanto:

a) "Quando la passione persuade di cose la cui esecuzione ammette un certo indugio, bisogna prender  tempo a riflettere... fino a che il tempo e il riposo non abbiano completamente calmato l'azione del sangue".

b) "Quando infine le passioni incitano ad azioni che richiedono una decisione immediata, la volontà deve volgersi soprattutto a considerare e a seguire le ragioni contrarie a quelle presentate dalla passione, anche se appaiono meno forti".

 

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