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IL TERZO OCCHIO

 

LO STATO QUANTICO

di Adriano Violato

 

Per i Popoli Antichi, di ogni latitudine, la connessione con i centri di potere del cervello, (talamo,ipotalamo, pineale e pituitaria), costituiva la conoscenza attraverso TRILOCHANA (Sans) - “Dai tre occhi”, nome di Shiva più comunemente detto "Terzo Occhio" che, se aperto, penetra nelle dimore di cose ineffabili. Finché il Terzo Occhio dorme si rimane inconsapevoli dell'ineffabile

 

"La lucerna del corpo è l`occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; 23 ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!" (matteo, 22,23)

 

La pratica

 

1) Eseguiti i test sulla asimmetria, ed ottenuto il riequilibrio della lunghezza degli arti, (stress posturale)...

 

2) Fatto il test con il metodocalligaris® sul Sistema Energetico Autonomo ed ottenuto il suo riequilibrio.

 

3) Praticato costantemente specifici esercizi di respirazione-concentrazione e di postura.

 

Nella nostra pratica si considera unitariamente la respirazione che la concentrazioneAnjodaza”: tecniche tese al raggiungimento del vuoto mentale. Partendo da questo presupposto non dobbiamo dimenticare che la respirazione è purificazione; per questo praticando in simili condizioni produrremmo uno spirito tranquillo.

 

 

4) Attivando la placca delle visioni ipnagogiche, si ottiene dopo breve tempo il "primo e secondo repère", cioè il riverbero, la percezione di lieve vibrazione al labbro superiore, disagio e fastidio alla gamba sinistra e dopo poco una sensazione di pelle d’oca su tutto il corpo ed è il "terzo repère e così si ha la certezza della ottenuta carica della placca ipnagogica, indispensabile per proseguire la nostra sperimentazione.

 

Anche se si pratica di giorno e non nel preipnico (praedormitium), prima del sonno profondo, si può richiamare la condizione ottimale alla percezione della "sincronizzazione o stato quantico".

 

Nella ghiandola pineale avviene la trasformazione ormonale di numerosi impulsi neurali e sensoriali, ricevuti attraverso i sensi. L’ormone più importante secreto dalla pineale è la melatonina e la sua funzione è di influire attraverso l’ipotalamo sul segmento anteriore dell’ipofisi. Nell'aspetto energetico, la pineale è uno dei ricettori che attraverso i sensi e le amigdale riceve le Vibrazioni. Le amigdale sono collegate attraverso le fibre nervose con numerosi centri cerebrali, prima di tutto con la neocorteccia, la corteccia visuale ed il talamo. Tutte due le ghiandole hanno numerosi ricettori e partecipano nella creazione di neurotrasmettitori come: la dopamina, serotonina, norepinefrina, epinefrina ecc. La scienza ha dimostrato in una certa misura il collegamento tra le amigdale e le emozioni, affermando che le ghiandole producono la risposta emozionale prima che i centri corticali (pensanti) riescano a registrare del tutto l’evento. Nell’aspetto energetico le amigdale sono dei sensori per le vibrazioni ricevute attraverso i sensi che si riducono poi, attraverso le informazioni supportate dalla ghiandola carotidea, in Vibrazioni d’Intelligenza. Queste Vibrazioni d’Intelligenza Pura vengono elaborate dalla mente e ritornano tradotte nell’impermanente realtà,

 

5) Ed ecco che si attiva il “Terzo Occhio" e si entra in una “favola vera” ottenendo “la sincronizzazione" o "stato quantico”.

 

Lo stadio ottimale per lo "stato quantico" si matura spontaneamente dopo il terzo giorno nella Dark Roomeditation432hz®.

 

Buon lavoro

  

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 La luce entra nell'occhio e forma un'immagine dell'oggetto ABC sulla retina e poi nella ghiandola pineale (H), dalla quale partono comandi diretti al sistema motorio, per l'esecuzione del movimento (da "L'homme", di Renè Descartes, 1662).

  

 

ENOICHION (Gr.) - L’ “Occhio interiore”; il “Veggente”, si riferisce al terzo occhio interiore o Occhio Spirituale, il vero nome di Enoch che è una deformazione di Chanoch.

 

 

 

TRILOCHANA (Sans.) - “Dai tre occhi”, nome di Shiva. Si narra che un giorno mentre il dio era impegnato su una montagna dell’Himalaya in rigide pratiche di austerità, Parvati poseamorevolmente la sua mano sul suo terzo occhio che si aprì ardendo dalla sua fronte. Questo è l’occhio che ridusse Kāma, dio dell’amore (come Mārā, il tentatore) in cenere per aver cercato di ispirargli durante la meditazione pensieri sulla moglie.

 

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   UCHNĪCHA - (Sans.) - Anche Buddhōchnīcha. Spiegato come una “protuberanza sul cranio di Buddha, che forma una crocchia di capelli”. Questa curiosa descrizione è fornita dagli Orientalisti, variata poi da un’altra descrizione che afferma che Uchnicha era “originariamente una ciocca di capelli conica, o a forma di fiamma, sulla sommità della testa di un Buddha, in età successive rappresentata come un’escrescenza di carne sul cranio stesso”. Ciò andrebbe letto proprio all’incontrario; poiché la filosofia esoterica direbbe: All’origine una sfera contenente il terzo occhio, che in seguito degenerò nella razza umana, in una protuberanza di carne, per sparire gradatamente lasciando al suo posto soltanto un’aura occasionale colorata di fiamma, percepita solo con la chiaroveggenza e quando l’esuberanza dell’energia spirituale fa che il “terzo occhio” (ora nascosto), irradi il suo potere magnetico superfluo. A questo punto della nostra evoluzione razziale, è naturale che solo i “Buddha” e gli Iniziati godano della piena facoltà del “terzo occhio”, poiché esso è, più o meno, atrofizzato in chiunque altro.

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 HARMACHUS (Gr.) - La Sfinge Egiziana, chiamata Ha-rem-chu o “Horus (il Sole) all’Orizzonte”; una forma di Ra, il dio-sole; esotericamente, il “dio risorto”. Una iscrizione su un papiro dice: “O beato Ra-Harmachus! Tu portato velocemente in trionfo da lui. O risplendi, Amoun-Ra-Harmachus autogenerato!”. Il tempio della Sfinge fu scoperto da Mariette Bey vicino alla Sfinge, nei pressi della grande Piramide di Gizeh. Tutti gli Egittologi sono concordi nel definire la Sfinge ed il suo tempio “il più antico monumento religioso del mondo” – o quanto meno, il più antico dell’Egitto. “La camera principale”, scrive Fergusson, “in forma di croce, è appoggiata su pilastri, semplici prismi di granito di Sienite senza base o capitello…non ci sono sculture o iscrizioni di nessun genere sulle pareti di questo tempio, nessun ornamento o simbolo di qualche immagine, nel santuario”. Questo prova l’enorme antichità sia della Sfinge che del tempio. “La grande Sfinge barbuta della Piramide di Gizeh è il simbolo di Harmachus, così come di ogni Faraone Egiziano il cui nome inciso sulle iscrizioni è quello di “forma vivente della Sfinge Solare sulla Terra”, scrive Brugsh Bey. Renan ricorda che “si sa per certo che un tempo gli Egiziani avevano templi senza immagini scolpite” (Bonwick). Non solo gli Egiziani, ma tutte le nazioni del mondo, all’inizio avevano templi privi di idoli e perfino di simboli. Solo quando si estinse il ricordo delle grandi verità astratte e della Saggezza primordiale insegnata alla umanità dalle dinastie di re divini, gli uomini fecero ricorso ai memento ed alla simbologia. Nella storia di Horus incisa su alcune lapidi di Edfou, Rougé trovò un’iscrizione la quale dimostra che il dio aveva assunto una volta “la forma di un uomo con la testa di leone per prevalere sul suo nemico Tifone. Di certo Horus fu adorato in questa forma a Leontopoli. Egli è la vera Sfinge. Ciò vale anche per la figura di leone che qualche volta si vede ai due lati di Iside… Esso era suo figlio”. (Bonwick). Eppure la storia di Harmachus, o Har-em-chu, non è stata ancora raccontata al mondo, né è facile che sia divulgata a questa generazione.

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  HORUS (Egiz.) - Ultimo nella linea dei Sovrani divini di Egitto che è considerato figlio di Osiride ed Iside. È il grande dio “amato dal Cielo”, il “prediletto del Sole, la progenie degli dei, il conquistatore del mondo”. Al momento del Solstizio Invernale (il nostro Natale), la sua immagine, sotto forma di piccolo neonato, era portata fuori dal santuario per essere adorata dalle masse in preghiera. Poiché egli è l’immagine della volta del cielo, si dice che provenga da Maem Misi, il luogo sacro del parto (la vulva del Mondo), ed è, quindi, il “mistico Bimbo dell’Arca”, o argha, quest’ultima simbolo della matrice od utero. Cosmicamente è il Sole Invernale. Un papiro lo descrive come della “sostanza di suo padre” Osiride, di cui è una incarnazione ed al quale è identico. Horus è una divinità casta: “Come Apollo, non ha amori. Nel mondo inferiore, il suo ruolo è connesso col Giudizio. Egli introduce le anime alla presenza di suo padre, il Giudice” (Bonwick). Un antico inno dice “Da lui viene giudicato il mondo per quello che contiene. Il cielo e la terra sono governati dalla sua immediata presenza. Ha potere su tutti gli esseri umani. Si muove secondo i propri propositi. Produce grande abbondanza e la dispensa su tutta la terra. Tutti adorano la sua bellezza. Dolce è il suo amore in noi”.

 

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   LABARO(Lat.) - Stendardo sormontato da un’aquila, esistente prima che gli Imperatori Romani lo usassero quale emblema di sovranità. Era una lunga lancia che prima della sommità portava una croce obliqua, ad angolo retto . Costantino sostituì l’aquila con il monogramma Cristiano che recava il motto εν τουτω νικα, in seguito interpretato con la frase inhoc signo vinces. Il monogramma era una combinazione delle lettere X - Chi, e P - Rho, sillaba iniziale di Christos. Ma il Labaro era stato un emblema dell’Etruria, migliaia di anni prima di Costantino e dell’era Cristiana. Era anche il simbolo di Osiride e di Horus che è spesso rappresentato con la croce lunga Latina, mentre la croce pettorale Greca è puramente Egiziana. Nella sua opera “Storia della decadenza e caduta dell’Impero Romano”, Gibbon ha posto in evidenza la bugia su Costantino. L’imperatore, se mai ha avuto qualche visione, deve aver visto Giove Olimpico, nella cui fede egli morì.

 SAFEKH (Egiz.) - Scritto anche Sebek e Sebakh, è il dio delle tenebre e della notte, con il coccodrillo quale emblema. Nella leggenda e trasformazione di Tifone è identico a Tifone. È connesso sia con Osiride che con Horus, ed è il loro grande nemico sulla terra. Lo troviamo spesso definito il “triplice coccodrillo”. In astronomia è lo stesso che Makara o il Capricorno, il segno più mistico dello Zodiaco. 

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SIRIUS (Gr.) - In Egiziano, Sothis. La stella del cane, adorata in Egitto e riverita dagli Occultisti; dai primi perché il suo sorgere eliacale col Sole era segno della benefica inondazione del Nilo, dai secondi perché è misteriosamente associata con Thot-Hermes, dio della saggezza e, sotto altra forma a Mercurio. Così Sotis-Sirio aveva, ed ha ancora, un’influenza mistica e diretta su tutto il cielo vivente, ed è connessa con quasi tutti gli dei e le dee. Essa era “Iside in cielo” ed era chiamata Isis-Sothis perché Iside era “nella costellazione del cane”, come è scritto nei monumenti a lei dedicati. “Si credeva che l’anima di Osiride dimorasse in un personaggio che camminava a grandi passi davanti a Sothis scettro in mano e frusta sulla spalla”. Sirio è anche Anubis, ed è direttamente connessa con “l’anello invalicabile”; inoltre, è identico a Mithra, dio dei Misteri Persiani e chiamato talvolta, con Horus ed anche con Hathor, la Dea Sothis. Essendo connessa con la Piramide, Sirio lo era anche con le iniziazioni che lì avevano luogo. Una volta esisteva un tempio a Sirio-Sothis entro il grande tempio di Denderah. Riassumendo, tutte le religioni non derivano, come ha tentato di provare l’Egittologo francese Dufeu, da Sirio, la stella del cane, ma Sirio-Sothis si trova certamente collegata ad ogni religione dell’antichità.

 

 

 

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THOTH (Egiz.) - Il più misterioso ed il meno compreso degli dei, la cui caratteristica personale è completamente diversa da tutte le altre antiche divinità. Mentre le permutazioni di Osiride, Iside, Horo e degli altri sono così numerose che la loro individualità è completamente perduta, Thoth rimane immutabile dalla prima all’ultima Dinastia. Egli è il dio della saggezza ed ha autorità su tutti gli altri dei. È l’archivista ed il giudice. La sua testa di ibis, la penna e la tavoletta dello scriba celeste che registra i pensieri, le parole e le azioni degli uomini e li pesa sulla bilancia, lo accomunano al tipico Lipika esoterico. Il suo nome è uno dei primi ad apparire sui monumenti più antichi. È il dio lunare delle prime dinastie, il maestro del Cinocefalo, la scimmia dalla testa di cane che in Egitto era simbolo vivente e ricordo della Terza Razza Radice (Dottrina Segreta, Cosmogenesi, pag. 196-197). Egli è il “Signore di Hermopoli” Giano, Hermes e Mercurio assieme. È incoronato con un atef e con un disco lunare, e porta “l’Occhio di Horus”, il terzo occhio, nella sua mano. È l’Hermes Greco, il dio del sapere ed Hermes Trismegistus, l’ “Ermete Tre volte Grande”, il patrono delle scienze fisiche e il patrono e l’anima della conoscenza occulta esoterica. Come molto espressivamente dice di lui J. Bonwick, “Thoth… ha un effetto potente sull’immaginazione .. in questa intricata ma bella fantasmagoria del pensiero e del sentimento morale di quel passato nebuloso. Invano ci chiediamo come mai l’uomo, nell’infanzia di questo mondo di umanità, nella grossolanità della supposta incipiente civiltà, possa avere sognato un essere celeste come Thoth. Le linee sono così delicatamente tracciate, così intimamente e raffinatamente intessute, che sembra guardare un disegno delineato dal genio di Milton e portato a termine dall’abilità di un Raffaello”. Realmente,  c’era qualche verità nel vecchio detto “La Saggezza degli Egiziani”… “Quando apprendiamo che la moglie di Chefren, costruttore della seconda Piramide, era una sacerdotessa di Thoth, capiamo che le idee da lui rappresentate erano già fissate 6000 anni fa”. Secondo Platone, “Thoth-Hermes era lo scopritore e l’inventore dei numeri, della geometria, dell’astronomia e delle lettere”. Proclo, discepolo di Plotino, parlando di questa divinità misteriosa, dice: “Presiede su ogni tipo di condizione guidandoci da questa dimora mortale ad un’essenza intellegibile, governando i differenti tipi di anime”. In altre parole, Thoth quale 225 Archivista e Cancelliere di Osiride nell’Amenti, l’Aula del Giudizio dei Morti, era una divinità psicopompa; mentre Giamblico dice che “la croce con impugnatura (il thau o tau) che Thoth regge nella mano, non era altro che il monogramma del suo nome”. Oltre al Tau, prototipo di Mercurio, Thoth porta la verga-serpentina, emblema di Saggezza, che divenne il Caduceo. Mr. Bonwick dice: “Hermes era in senso mistico il serpente stesso. Striscia come quella creatura, silenziosamente, senza sforzo apparente, lungo il corso delle ere. Egli è… il rappresentante dei cieli stellati. Ma è il terrore del serpente cattivo, poiché l’ibis divorava i serpenti dell’Egitto”.

 

                                                    

 

THOTHORI NYAN TSAN (Tib.) - Re del Tibet, del 4° secolo. Si narra che durante il suo regno ricevette la visita di cinque misteriosi stranieri, che gli rivelarono come potesse usare per il benessere del suo popolo quattro cose preziose che, nel 331 d. C. erano cadute giù dal cielo in uno scrigno d’oro e “di cui uso nessuno conosceva l’uso”. Queste cose erano: (1) delle mani ripiegate come le piegano gli asceti Buddisti; (2) un Chorten (uno “Stupa” costruito sopra un contenitore di reliquie) incastonato di pietre preziose; (3) una gemma con su scritto “Aum mani padme hum”; (4) lo Zamatog, un’opera religiosa sull’etica, una sezione del Kanjur. Una voce dal cielo disse allora al re che dopo un certo numero di generazioni tutti avrebbero imparato quanto fossero preziose queste quattro cose. Il numero stabilito di generazioni portò il mondo al settimo secolo quando il Buddismo divenne la religione accettata del Tibet. Pur scusando la licenza della leggenda, si può facilmente capire che le quattro cose cadute dal cielo, la voce, i cinque misteriosi stranieri, sono stati fatti storici. Essi erano senza dubbio cinque Arhat o Bhikshu venuti dall’India, durante il loro viaggio di proselitismo. Molti, infatti, furono i saggi indiani che, perseguitati in India per la loro nuova fede, si diressero in Tibet e Cina.

 

 

 

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TAT o Djed (Egiz.) - Simbolo Egiziano consistente in una colonna verticale rastremata verso la sommità, con quattro traverse o capitelli poste sulla cima. Era usato quale amuleto. La parte superiore poteva avere una croce equilatera. Questa, posta sulla sua base fallica, rappresentava i due principi della creazione, il maschile ed il femminile, e si riferiva al cosmo ed alla natura; ma quando il Tat stava da solo, coronato dall’atf (o atef), la triplice corona di Horus - le due piume con l’uraeus in fronte, rappresentava l’uomo settenario; la croce, o le due traverse, stavano per il quaternario inferiore, e l’atf per la triade superiore. Come giustamente osserva il Dr. Birch, “le quattro barre orizzontali…

rappresentano i quattro fondamenti di tutte le cose, essendo il tat un emblema di stabilità”.

 

 

                                       

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